Censimento USA 2020: perchè aiuta i Repubblicani per il 2022

Il Censimento USA del 2020 dà una mano ai repubblicani: guadagnano seggi Texas e Florida, ne perdono uno California e New York. Quest’anno si ridisegnano i distretti elettorali in vista delle elezioni 2022

Lo United States Census Bureau ha appena spedito un regalo al Partito repubblicano. Non prezioso quanto avrebbero voluto, ma comunque un regalo. I dati ufficiali del Censimento USA 2020 determineranno infatti il reapportionment (riassegnazione) dei seggi della Camera dei Rappresentanti e, di riflesso, dei seggi del collegio che elegge il Presidente. Se le elezioni si fossero tenute oggi Joe Biden avrebbe perso 3 seggi a vantaggio di Donald Trump. Non abbastanza per alterare il risultato elettorale (Biden ha vinto di 76 voti), ma quella manciata di seggi ha un’importanza fondamentale per il controllo del legislativo.

Come funziona il censimento USA?

Il nuovo censimento del 2020 rivela che negli States oggi ci sono 22 milioni di persone in più rispetto al 2010. Una crescita di “appena” il 7.4%, di molto inferiore rispetto a quella 2000-2010, ma comunque di ordine superiore rispetto a tutti gli Stati europei – per fare un confronto con l’Italia, nello stesso periodo la popolazione è cresciuta di 1,2 milioni di persone.

La crescita è dovuta per 3/5 all‘incremento naturale e per i restanti due all’immigrazione. A breve saranno resi pubblici i dati delle minoranze, dato che nel questionario che ogni americano deve compilare viene chiesto di spuntare una serie di caselle che riguardano etnia, razza e paese di origine. Ci si aspetta che il numero di bianchi sia cresciuto dell’1%, quello dei neri del 20%. La crescita più alta sarà quella della minoranza asiatica (+81%), seguita dagli Ispanici (+70%) e dagli abitanti delle isole del Pacifico (+61%).

Asiatici censimento usa

Diminuisce la popolazione di Porto Rico, giù dell’11%, con una decrescita netta di 450.000 persone. Al contrario torna a crescere il District of Columbia, che passa da 602.000 abitanti a 689.000 (+14.6%). Sono risultati da tenere d’occhio perché né Porto Rico né Washington D.C. godono dei diritti di voto, essendo il primo un Territorio (come Guam, le Samoa e le isole Vergini).

Sia D.C. che l’isola caraibica voterebbero a schiacciante maggioranza Dem. Per questo il Partito di Joe Biden non ha mai accantonato il progetto per trasformarli in Stati veri e propri. Se vi riuscissero l’equilibrio elettorale si sposterebbe (di almeno una decina di seggi) a favore dell’Asinello. Una mozione recentemente approvata alla Camera per l’annessione ufficiale di Porto Rico come 51esimo stato (con 218 voti a favore) sarà sicuramente bloccata al Senato.

Censimento USA: la battaglia elettorale

Negli USA la battaglia elettorale comincia ben prima della cabina di voto. In un panorama sempre più competitivo, l’accesso alle votazioni, l’assegnazione dei seggi e le dimensioni dei collegi sono temi sui cui bisogna necessariamente combattere se si vuole avere qualche chances. Ad ogni censimento i seggi della House of Representatives, assegnati in proporzione alla popolazione, vengono riassegnati.

Con il censimento del 2020 a guadagnare in termini di seggi sono: Texas (2 seggi), Florida (1 seggio), North Carolina (1 seggio), Montana (1 seggio), Oregon (1 seggio) e Colorado (1 seggio). Ma il numero totale di seggi alla Camere non cambia e la somma del totale deve essere sempre 435, quindi se alcuni Stati guadagnano seggi, altri li perdono. A ridurre la propria rappresentanza, di un solo scranno, saranno: New York, California, Illinois, Pennsylvania, Michigan, Ohio e West Virginia, tutti Stati che ad eccezione degli ultimi due hanno votato blu alle ultime elezioni

Ai Repubblicani poteva andare meglio: secondo una stima iniziale la Florida avrebbe potuto guadagnare 2  seggi e il Texas addirittura 3, a danno di California e Rhode Island – anche grazie ad un ordine esecutivo firmato da Joe Biden il giorno dopo l’insediamento che prevedeva di includere tutti gli immigrati all’interno del conteggio. I dati sono in linea con i censimenti degli ultimi due decenni, che mostrano un lento spostarsi del baricentro elettorale dal Midwest-Nordovest-Est al Sud-Sudovest, anche se la velocità di questo slittamento diminuisce. La Florida ad esempio è cresciuta “solo” del 14,7%, il dato più basso dal 1970-80 che spiega il singolo seggio guadagnato dal Sunshine State.

Il Redistricting

Ma il 2020 sarà anche l’anno del “redistricting”, il processo che porta a ridisegnare i distretti della Camera – i collegi uninominali assegnati a maggioranza semplice nel corso delle elezioni. I nuovi confini sono appannaggio molto spesso delle legislature statali e seguono logiche di interesse politico: si concentrano gli elettori avversari in un singolo distretto (packing), oppure si “spacchettano” in diversi distretti che presumibilmente voteranno per l’altro partito, diluendo i loro voti dove non possono alterare il risultato elettorale (cracking).

Spesso i risultati sono grotteschi. Lo stesso nomignolo di questa tradizione, gerrymandering, racconta una storia bizzarra. Tra XVIII e XIX secolo Elbridge Gerry, governatore del Massacchussets, disegnò il distretto del South Essex in un modo talmente assurdo da ricordare nella forma una Salamandra. La Gazzetta di Boston nel 2012 coniò il termine satirico “gerrymandering”, letteralmente “gerrymandra“, crasi tra il nome del governatore e quello dell’animale. Da quel tempo il redistricting è diventato sempre più importante e i distretti di forme sempre più strane – tanto da essere respinte per incostituzionalità per almeno due volte. Il cambio di passo è stato introdotto dalle legislature repubblicane, le prime ad applicare software di precisione e data science alla pratica per ottenere il risultato migliore.

Gli Stati in cui la rappresentanza è stata ridotta andranno probabilmente incontro a primarie molto feroci, visto che alcuni deputati che si sarebbero ricandidati si ritroveranno dall’oggi al domani senza un distretto in cui correre e saranno costretti a sfidare i colleghi di partito degli stessi distretti. Chi perderà o guadagnerà davvero in termini elettorali dai risultati del censimento dipenderà però da come (e chi) sarà gestito il redistricting. (qui l’analisi nel dettaglio)

Gli Stati che guadagnano

  • Texas: la commissione qui è repubblicana e si impegnerà al massimo nel redistricting per neutralizzare le aree periferiche delle grandi città che si stanno spostando a sinistra e nel 2020 hanno votato in modo pericolosamente “blu”. Probabilmente il GOP riuscirà a beneficiare di due seggi in più
  • Florida: commissione repubblicana, quasi sicuramente un seggio sicuro per il GOP. La commissione tenterà di spacchettare i due distretti democratici di Orlando e Tampa Bay.
  • North Carolina: commissione repubblicana, situazione molto simile alla Florida, anche se le aree che crescono di più sono a maggioranza democratica.
  • Colorado e Montana: qui il redistricting sarà appannaggio di commissioni indipendenti. Il nuovo distretto in Colorado sarà probabilmente disegnato nell’area di Denver a maggioranza democratica. Il Montana per la prima volta avrà più di un seggio (passa da 1 a 2) alla Camera e sarà probabilmente diviso tra est e ovest, il primo sicuro repubblicano e il secondo probabilmente repubblicano – ma con margini di competizione grazie alle grandi città democratiche di Missoula e Bozeman
  • Oregon: Il redistricting è gestito insieme da repubblicani e democratici ma l’approvazione ultima sta a questi (che controllano la legislatura). Il sesto seggio del paese sarà probabilmente democratico ma non sono remote le possibilità di un redistricting di compromesso che porti un seggio in più ai Rep.

E gli Stati che perdono:

  • California: commissione democratica. A perdere rappresentanza sarà probabilmente un distretto di Los Angeles, città controllata quasi esclusivamente dai dem. C’è però la possibilità che i nuovi confini rendano più difficile la vittoria del repubblicano Garcia nella contea a Nord di Los Angeles – che da anni tende a sinistra e dove Biden ha vinto di 10 punti
  • New York e Illinois: commissioni democratiche. Qui i democratici dovrebbero riuscire senza problemi a limitare l’effetto del censimento disegnando due distretti ostili ai repubblicani. A New York (che ha perso un seggio per appena 90 persone), l’accorpamento dei distretti dal 21esimo al 24esimo (tutti Rep) potrebbe addirittura portare a un margine di guadagno maggiore.
  • Ohio: commissione repubblicana. I Rep dovrebbero riuscire senza grandi problemi a rimuovere il 9th o il 13th distretto (entrambi democratici) e a spacchettare i bacini di voto blu – nonostante alcune leggi del 2015 e del 2018 qui rendano più difficile ridisegnare i collegi senza l’accordo con l’altro partito (se sono entrambi d’accordo i distretti durano 10 anni, in caso contrario 4).
  • Pennsylvania: Legislatura repubblicana e governatore democratico. In teoria sta alle legislature decidere i nuovi confini, ma sicuramente vedremo una forte opposizione con possibile intervento della corte suprema. Ancora in bilico.
  • Michigan: commissione imparziale. Probabilmente il distretto soppresso sarà nell’area di Detroit, dunque controllato dai democratici. Tuttavia i distretti del prossimo redistricting sostituiranno quelli disegnati dai Repubblicani 10 anni fa – c’è possibilità che i Dem riescano a rimediare alla perdita di un seggio cittadino.
  • West Virginia: Tutti i rappresentanti qui sono Repubblicani, quindi sicuramente il GOP perderà un seggio.

La strada per il 2022

Il 2022 si avvicina, mentre le rispettive commissioni lavorano per creare i distretti che assicurino le maggiori possibilità di vittoria. Tra poco più di un anno si voterà per il rinnovo di un terzo del Senato e di tutta la rappresentanza alla Camera. Se nella camera alta il margine è inesistente (50:50) e per la maggioranza basta guadagnare un seggio, in quella bassa i democratici sono avanti di soli 6 seggi (ce ne sono 5 vacanti), dopo che durante le elezioni di novembre il GOP, nonostante la sconfitta di Trump, ha guadagnato 12 ben 12 posizioni.

Pochi mesi fa il National Republican Congressional Committee ha pubblicato una lista di 47 distretti democratici dove concentrare gli sforzi per riconquistare la Camera. Adesso, con il censimento, i distretti subiranno delle modifiche, ma quasi tutti i candidati incumbent dovrebbero mantenere il posto per la sfida di novembre 2022. La battaglia per il Congresso, tutt’altro che conclusa, è cominciata con una vittoria di misura del GOP, che beneficerà certamente del reapportionment, ma deve considerare che in molti di questi Stati i democratici stanno guadagnando rapidamente terreno e l’incremento demografico è legato quasi esclusivamente alle minoranze, vero bacino di voti del partito di Joe Biden.

di Francesco Dalmazio Casini

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