Wechat: Zuckerberg e la «super app»

Mentre TikTok diventava un caso mondiale, poco si è detto di Wechat, l’altra applicazione entrata nel mirino degli Stati Uniti per motivi di sicurezza nazionale. Dal 20 settembre, il Department of Commerce ne ha proibito la distribuzione e l’aggiornamento. Oltre all’uso se già nel proprio telefono. Un provvedimento poi bloccato dal giudice Laurel Beeler dopo un appello da parte degli utenti – Wechat è usato negli Usa da quasi 19 milioni di americani di lingua cinese. Bloccato, perché contrario al Primo Emendamento, che sancisce la libertà di parola. Al di là delle motivazioni americane più o meno fondate, Wechat è una «super-app» da non sottovalutare. Le sue potenzialità vanno ben oltre TikTok, tanto da essere studiate anche dal team di Mark Zuckerberg.

Già nel 2015, Jessica E. Lessin scriveva What Facebook Should Learn from WeChat. Mentre Zuckerberg progettava lo sviluppo di Messenger come integrazione di Facebook, Wechat era ben oltre la messaggistica. Offriva dei veri e propri servizi. Attraverso mini-programmi all’interno dell’app, spesso di brand, organizzazioni oppure eventi ufficiali, gli utenti con un click restavano aggiornati sulle novità. Facevano ordini. Pagavano con il portafoglio Wechat – Wechat Pay, connesso a una carta cinese. Una rivoluzione non solo in termini di velocità e comodità. Lo stesso Zuckerberg ha ammesso nel 2019 di aver sottovalutato la piattaforma, scrivendo in un post a Lessin: «Se solo avessi ascoltato il tuo consiglio quattro anni fa…».

Wechat, in cinese Weixin 微信, è un’applicazione senza precedenti. Creata dal colosso tecnologico Tencent nel 2011 come app di messaggistica, se ne parla oggi come di un vero e proprio ecosistema digitale. Questo perché integra pagine di notizie a sistemi di pagamento e web app. In sintesi, funzionalità come quelle di un’app e di un widget insieme: di e-commerce, raccolta coupon, prenotazione di taxi e visite mediche, utilizzo per i mezzi pubblici, saldo di fatture e tasse e tanto altro. Tra le funzioni, i pagamenti tramite codice Qr e i trasferimenti a costo minimo fino a qualche migliaio di yuan tra privati. Per fare questo basta avere la persona tra i propri contatti o scannerizzare il suo codice. È così che Wechat è diventato indispensabile. Secondo il 46° Rapporto Statistico sullo Sviluppo di Internet in Cina del Cnnic, su 940 milioni di netizens, il 99.2% si connette tramite cellulare. Di questi, l’80.1% acquista su internet – 747 milioni di utenti – e ben l’86% effettua pagamenti vari con il proprio telefono – 802 milioni. Ant Group (Alipay) e Tencent (Wechat Pay e Qq Wallet) coprono insieme il 94.2% delle transazioni. A livello pratico, anche chi chiede la carità per strada ha spesso un codice Qr da far scannerizzare per ricevere soldi. Tornando ai dati, Tencent detiene solo il 38.8%. L’uso di Wechat è però talmente pervasivo che in un’economia basata sui Big Data ha un vantaggio non indifferente – alcune delle sue funzioni sono state introdotte perfino in altre app, tra cui lo stesso Alipay. E ha più di un miliardo di utenti in tutto il mondo.

Parte dell’interesse che Facebook può avere nei confronti di Wechat si può riassumere in alcuni punti. In primis, si naviga dentro Wechat senza mai uscire dall’app. I suoi miniprogrammi non richiedono installazione. E una volta iscritti, si usa l’applicazione tutto il tempo. Basti pensare che Zuckerberg ha acquistato Whatsapp e Instagram ad integrazione di Facebook, finendo accusato di monopolio. Al gigante americano manca però un sistema di pagamento, come nel caso di Wechat Pay. Anche se sta valutando l’introduzione di una cryptovaluta. Un altro punto è la possibilità di monetizzazione dei dati dell’app Tencent. Ha un accesso ben maggiore ai dati, nonché alle attività dei suoi utenti, la vera ricchezza del futuro. Che se nel caso di Pechino finiscono anche nelle mani del governo cinese per favorire il controllo pubblico, nel resto del mondo sono spesso venduti a terzi.

Alessandra Tommasi da Kataway

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