E il Covid rivelò agli Europei che l’Americano era diverso

308.000 mila morti. Questo il prezzo reclamato dalla pandemia da covid-19 alla Nazione Indispendabile. Colpa di Trump? Forse, ma non solo. La gestione del coronavirus rivela aspetti dell’America profonda che sfuggono alla comoda scappatoia di affibbiare la colpa al presidente uscente.

America e Americhe

Rivela innanzitutto un sistema politico domestico debole, colpevolemente e costituzionalmente assente. Il sistema federale americano è un groviglio di competenze sovrapposte, inadatto a gestire i dossier che arrivano ad imporsi sul territorio nazionale. Figlio di una nazione che nasce in odio al concetto stesso di politica, avvertita come fonte di dissidi insanabili nel corpo della collettività. Allo Stato-Leviatano di marca europea, creatura politica per eccellenza, i padri fondatori preferirono la libertà del singolo, all’universale il particolare. Tara dell’US political system immediatamente evidente in sede elettorale, quando Stati infinitesimali reclamano un peso nel Collegio elettorale fino ad 1/3 superiore rispetto a quanto sancirebbe un proporzionale veterocontintale.

Rivela chi è l’Americano. Anzi, che non esiste un “Americano”, ma ne esistono almeno tre. Le tre macroaree del contintente (Midwest, Dixieland e le Coste) sono abitate tipi umani opposti. I media europei, saldamenti ancorati al pensiero che la nazione in stars and stripes si fermi a New York e San Francisco, osservano confusi ed orrificati il diffondersi della pandemia. Si chiedono come mai decine di migliaia di persone abbiano affollato i rallies di Trump senza mascherina quando la conta dei morti superava già le diverse migliaia al giorno. Ignorano l’attitudine orgogliosamente libertaria dell’America profonda e il rapporto tipicamente puritano con la morte.

Laddove le città costiere rappresentano collettività post-storiche avvicinabili a quelle europee, l’altra America è una creatura completamente aliena all’Europeo continentale. Nel Sud per la quasi totalità e nel Midwest in maniera più temperata ma comunque rilevante, l’Americano serba ancora l’eredità di una guerra di indipendenza condotta, senza giri di parole, perché le tasse erano troppo alte. La coercizione dello Stato qui è avvertita come maliziosa malignità, chiunque sieda nello studio ovale, a maggior ragione se consideriamo la siderale distanza geografica che separa Washington, la capitale, dalle periferie neglette degli States.

Don’t tread on me?

Lo Stato che entra nella vità del cittadino, con la forza dirompente osservata in Europa nel 2020, in America non è un’opzione. Un lockdown generalizzato che si protragga per più di qualche settimana avrebbe come unico, scontato, risultato quello di trascinare in piazza centinaia di Americani con i loro pittoreschi Ar-15 che al grido di “sic semper tyrannis” si immaginerebbero epigoni degli eroi fondatori che liberarono la nazione dal giogo inglese. Bifolchi? Probabile. Pericolosi? Sicuramente.

Lo stendardo giallo con il serpente che morde lo stivale, spesso presente alle manifestazioni del Gop e del Libertarian Party, sta ad indicare proprio questo. Lo stivale è lo Stato, il serpente il cittadino che mordendolo tutela la propria (ottusa?) libertà individuale. La scritta che accompagna l’iconografia è eloquente: Don’t tread on me (Non Calpestarmi). D’altronde, si sta pur sempre parlando di una nazione che concede l’uso e l’acquisto delle armi non in nome della sicurezza personale ma per scoraggiare eventuali svolte autoritarie dello Stato, un monito tanto per Inglesi e Spagnoli ai tempi della scrittura che per eventuali statalisti di oggi. Come ripete Homer Simpson a sua figlia Lisa in una puntata che fece storia: “se io non avessi questa pistola il re di Inghilterra potrebbe entrare qui e mettersi a comandarci a bacchetta”.

Minuto 3.00

Un culto della libertà individuale in parte comune ai paesi anglossassoni d’Europa, anche se qui resta più stemperato. L’Europeo latino invece non comprende. Si ostina a reputare Trump il solo responsabile della follia di decine di milioni di persone. D’altronde, per chi ha innalzato a modello olistico l’America misconoscendo l’abisso culturale che separa le due sponde dell’Atlantico, resta questo e poco altro. “Vita” nell’Europa di estrazione cattolico-luterana vale più di “libertà”. Per questo negli States non costieri l’equazione si va invertendo mano a mano che ci si allontana dalle megalopoli. Un afflato particolare, che si può considerare stupido, ma che è necessario individuare ed accettare per comprendere l’America. Si ricordi che a tal proposito la popolazione americana è ben più giovane e violenta di quella di europea, entrambi elementi che portano a familiarizzare l’idea della morte che l’Europeo, più vecchio e soprattutto lontano dalle durezze della storia rifugge completamente

E che dire del rapporto tra informazione e cittadino? I grandi media americani sono, praticamente senza eccezione, espressione dell’America metropolitana, sempre più spesso sentita dai cittadini dell’Altra America come casta parassita arricchitasi sul duro lavoro del resto della nazione. I Lamestream media, come adora chiamarli il Tycoon, si confrontano con una duplice sfida quando si tratta di veicolare informazioni alla cittadinanza. In primis la summenzionata distanza tra clero giornalistico e Americano non costiero. Pagano forse, un eccessivo coinvolgimento nella politica del paese, in senso quasi esclusivamente democratico – si pensi alla pratica dell‘endorsement pre-elettorale o al fatto che gli Stati nel corso della election night sono “chiamati” dalle agenzie e non da fonti federali. In secundis, si trovano a fare i conti con un ecosistema comunicativo molto più liquido di quanto non si possa immaginare, dove verità distorte, complottismi e fonti di informazione non giornalistiche si fondono in una nebbia sfocata.

di Francesco Dalmazio Casini

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